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Auto sabotaggio: come riconoscerlo una volta per tutte

Partiamo da una definizione semplice di auto sabotaggio. Ci stiamo auto sabotando quando adottiamo comportamenti che ci allontanano dai nostri obiettivi.

Visto così, l’auto sabotaggio non dovrebbe teoricamente esistere. Ogni essere umano dovrebbe essere spinto ad ottenere le cose che più desidera. Perché mai qualcuno dovrebbe agire in modo contrario a ciò che è meglio per lui?

Quando nasce l’autosabotaggio

Da bambini, il legame tra ciò che desideriamo e le nostre azioni è immediato. Desideriamo qualcosa, ad esempio un giocattolo del fratello più grande, andiamo li e ce lo prendiamo. Al massimo, possiamo mettere in atto una strategia per essere più efficaci nel sottrarre il giocattolo senza farci scoprire. Ma nulla che ci distragga dal nostro obiettivo finale o che ci faccia deviare più di pochi secondi dal nostro obiettivo.

Quando un bimbo “vede” l’obiettivo, concepisce un solo modo per raggiungerlo: la linea retta!

Crescendo, questa linea retta si fa più complessa. In un certo senso si evolve. In un altro senso diventa più intricata.

Ecco che da adolescenti, il percorso tra me e l’obiettivo che desidero non è più esattamente rettilineo. A quell’età, si è già inclini ad esaminare tutta una quantità di sfumature aggiuntive. E si sono già collezionate migliaia di esperienze che finiscono con l’influenzarci nel definire la giusta rotta di avvicinamento.

L’adolescente inizierà anche a chiedersi ad esempio cosa possa provare la persona con cui stiamo per interagire. Una domanda che il bimbo, nel suo agire “diritto”, non si sarebbe mai fatta!

uomo auto sabotaggio procastinare successo

Considerare troppe sfumature non ci fa raggiungere gli obiettivi

Queste ulteriori considerazioni potrebbero trasformare la retta in un percorso con alcune curve. Le curve servono per tenere conto della complessità del mondo circostante. L’adolescente ha imparato che essere troppo diretti potrebbe essere sconveniente. Magari è meglio dare qualcosa in cambio dell’oggetto che si vuole prendere? Magari si può pensare di essere gentili con la persona che dovrebbe donare l’oggetto? Addirittura, non potrebbe esserci un modo più conveniente per appropriarsi dell’oggetto, come ad esempio chiederlo ad un’altra persona? O perfino trovarsi un lavoretto ed acquistarlo in autonomia?

Si tratta di un arricchimento di valutazioni che rende certamente l’adolescente molto più efficace del bambino. Applicando le giuste smussature il primo riesce ad arrivare dove il secondo non potrebbe mai.

Tuttavia, ai fini del nostro discorso, è importante osservare che l’adolescente risulterà decisamente più lento e a volte inspiegabilmente inefficace.

Inefficace per via delle troppe valutazioni. Delle troppe congetture. Delle troppe sfumature. Delle troppe alternative.

Per non parlare degli errori di valutazione. Quelli che puntualmente facciamo quando andiamo a considerare mille sfumature diverse. Dovuti quasi sempre a modelli mentali interni che troppo spesso sono inaccurati e pieni di errori percettivi.

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L’approccio diretto e quello indiretto al raggiungimento degli obiettivi

Così se il bimbo vuole giocare con quel bimbo sconosciuto che sembra tanto simpatico, non ci sta tanto a pensare su. Va dall’amichetto e gli chiede “vuoi giocare con me?”. Diritto al punto. Immediato.

Quando l’adolescente vuole socializzare con un estraneo, è spesso tutta un’altra storia. Parte la pianificazione della strategia e, con essa, tutta una serie di domande complesse e insidiose

“Quella persona forse ora ha da fare.”

“Magari oggi va di fretta.”

“Mi sembra che oggi abbia un’espressione contrariata, forse meglio domani.”

“Oggi non ho tempo per socializzare”

“Forse provo domani, oggi non piacciono i miei vestiti”.

E così via. Dubbi e domande che partono sicuramente da una maggiore capacità dell’adolescente di leggere la realtà. Ma che rischiano di farlo impantanare in una serie di considerazioni difficili da cui non esce più.

Nel nostro esempio, si rimane trappola del nostro stesso ragionamento. E nell’attesa di sciogliere questi dubbi (alcuni di loro realmente impossibili!) si compie un percorso sinuoso a zig zag verso l’obiettivo. Un passo avanti e tre indietro.

Come facciamo quindi ad accorgerci che ci stiamo auto sabotando? Possiamo contare su un importante campanello d’allarme: il tempo passa, ma non ci avviciniamo al nostro obiettivo.

Questo è il segnale. Il tempo che passa e l’obiettivo che non arriva. E in particolare il tempo sprecato in tre tipiche azioni:

  1. Procrastinare
  2. Dialogo interiore negativo
  3. Perfezionismo

E su queste tre azioni avremo modo di ragionare insieme nei prossimi articoli.

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