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Impara a chiedere quello che vuoi

Sembra incredibile, ma la maggior parte di noi non chiede quasi mai quello che realmente vuole. Abbiamo visto che è un’abitudine che nasce naturalmente in noi e che perdiamo con la crescita. Il mondo diventa complesso, ricco di sfumature. Accumuliamo esperienze, alcune delle quali negative. E piano piano, in modo crescente col passare degli anni, iniziamo a fare giri tortuosi prima di arrivare al nostro obiettivo. Molto spesso senza arrivarci affatto.

Proviamo ad osservarci nelle nostre azioni quotidiane. Stiamo lavorando sodo per terminare una presentazione importante. Siamo stanchi ed avremmo bisogno di una pausa. Un break di pochi minuti che ci aiuterebbe a ritrovare nuovo brio per completare il lavoro.

Ma non ci decidiamo a fare questa pausa. Sappiamo che sarebbe la cosa giusta ma, chissà perché, iniziano a venirci in mente mille buone ragioni per non farla.

Le false affermazioni che ci impediscono di raggiungere i nostri scopi

Ad esempio, ci preoccupiamo che, facendo una pausa, potremmo dare l’impressione che stiamo sottovalutando il nostro lavoro. Ci curiamo di quello che pensano gli altri e non ci piace l’idea di sembrare degli sfaccendati mentre stiamo in realtà sudando sette camicie.

Oppure ci diciamo che mancano tutto sommato pochi minuti ancora di lavoro. E allora perché fermarsi, procediamo diritti fino a completare il lavoro, e poi ci riposeremo.

realizzare i nostri desideri chiedi quello che vuoi

Ancora, potremmo temere di scontentare i colleghi facendo un rapido break in solitaria, per risparmiare tempo. Sarebbe una figuraccia.

Ovviamente l’elenco potrebbe continuare con molte altre motivazioni. Quello che ci interessa sottolineare è che si tratta perlopiù di false obiezioni. Di falsi pretesti, apparentemente fondati sulla logica, che hanno l’effetto finale di boicottare il nostro stesso interesse.

La prima cosa da fare è quindi imparare a distinguere il pensiero iniziale (mi servirebbe un break di ristoro) dai pensieri che ne bloccano la realizzazione (sarò malvisto, ho quasi finito, dovrei invitare gli altri).

Come osservare i nostri pensieri

Se ci alleniamo ad osservare la nostra mente mentre lavora, non è difficile fare questa distinzione. Il pensiero iniziale è quasi sempre nella forma di una esigenza, una volontà. “Ho bisogno di…”, “vorrei fare …”. È molto spesso una frase semplice e diretta. Riguarda strati fondamentali del nostro essere, come il mangiare, il dormire, le relazioni sociali.

I pensieri collaterali li riconosciamo perché arrivano subito dopo. Ed hanno due caratteristiche che li rendono facilmente identificabili: obiettano rispetto all’idea iniziale e spingono il ragionamento sul tipico livello di sofisticazione dei “se” e dei “ma”.

“se faccio una pausa ora, penseranno che sono sfaccendato”

“ma manca pochissimo a finire il lavoro”

“Se non li invito a fare una pausa con me, sembrerò sgarbato, se li invito perderò tempo”

realizza i tuoi desideri chiedi quello che vuoi

Sarebbe semplicistico ora liquidare la situazione sostenendo che tutti questi pensieri collaterali sono immondizia di cui dobbiamo sbarazzarci. Lo faremo, più avanti, ma solo dopo esserci allenati a riconoscerli. E avendo imparato (o per meglio dire re-imparato) a chiedere quello che realmente vogliamo.

Per il momento ci basterà sviluppare la capacità di dire a noi stessi: “ecco, questo è il pensiero iniziale, che afferma un mio desiderio/volontà”. Questi qui che seguono, sono invece i pensieri che si sono innescati dopo.

Separato il primo dai secondi, avremo in mano un’arma potentissima. Avremo infatti la capacità di decidere sui nostri stessi pensieri. Ci saremo tolti dal torrente incessabile della mente ed avremo utilizzato la nostra consapevolezza per fare un lavoro di pulizia. Da una parte quello che realmente voglio. Dall’altra tutta una serie di obiezioni.

È il primo, importantissimo passo, per iniziare finalmente a chiedere (ed ottenere!) ciò che realmente vogliamo.

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Scritto da galizeit

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